I CLIENTI PREDILIGONO “LEGAL ON DEMAND”

Legal On Demand: La flessibilità nella consulenza legale 

Nel mondo degli affari, la consulenza legale è spesso un elemento essenziale per garantire il successo e la conformità alle leggi. Tuttavia, l’assunzione di un team legale interno può risultare costosa e poco pratica, specialmente per le piccole e medie imprese. Ecco perché lo Studio Legale Princivalle Apruzzi Danielli presenta “Legal On Demand”, una formula innovativa che offre consulenza legale specializzata solo quando il cliente ne ha bisogno, garantendo massima flessibilità e controllo sui costi.

Cosa è Legal On Demand?

Legal On Demand è una formula innovativa offerta dallo Studio Legale Princivalle Apruzzi Danielli che rivoluziona il modo in cui le aziende accedono alla consulenza legale. Con Legal On Demand, si può attingere alla vasta esperienza e competenza dei nostri professionisti solo quando è necessario, senza dover mantenere un team legale interno costoso.

Legal On Demand garantisce competenza e flessibilità

Una delle caratteristiche distintive di Legal On Demand è la sua flessibilità. Con questa formula, il cliente può sospendere e riattivare la consulenza legale a proprio piacimento. Questo implica che paga solo per ciò di cui ha bisogno, senza vincoli contrattuali a lungo termine. Per affrontare situazioni come riforme normative, complesse operazioni aziendali o affanni nella tua struttura interna, può contare sulla consulenza legale di cui ha bisogno attivando o sospendendo all’occorrenza.

Massima specializzazione

Lo Studio Legale Princivalle Apruzzi Danielli è noto per la sua competenza e specializzazione in una gamma settoriale di aree legali tutte focalizzate a supportare il cliente impresa. Con Legal On Demand, il cliente ha accesso a un team di professionisti altamente qualificati e specializzati che possono affrontare qualsiasi questione legale agendo come un consulente interno all’azienda.

Controllo dei costi

Con Legal On Demand, il cliente ha il controllo completo sui costi legali. Non deve preoccuparsi di stipendi, benefit o spese accessorie associate a un team legale interno; paga solo per le ore effettivamente utilizzate e l’assistenza ricevuta. Questo consente di allocare il budget in modo più efficiente e di concentrarsi sullo sviluppo del business, sapendo di avere a disposizione una consulenza legale multidisciplinare e di alta qualità ogni volta che ne ha bisogno.

Il futuro della consulenza legale

L’esperienza con i nostri clienti ci lascia pensare che la formula Legal On Demand rappresenti il futuro della consulenza legale. La sua flessibilità, specializzazione e controllo sui costi rendono questa modalità un’opzione ideale per le imprese di tutte le dimensioni, dalla start-up alla grande impresa, Legal On Demand può adattarsi alle esigenze specifiche.

Legal On Demand può migliorare la strategia legale di ogni impresa.

Gli istituti di pagamento

Cosa sono gli istituti di pagamento?

Gli istituti di pagamento costituiscono una categoria di soggetti vigilati dalla Banca d’Italia talvolta poco conosciuta ai più. Si tratta di entità autorizzate alla prestazione di uno o più servizi di pagamento, i quali, semplificando un po’, si può dire abbiano ricevuto la loro prima organica regolamentazione nella direttiva PSD1, poi sostituita dalla direttiva PSD2.

 

La regolamentazione

La regolamentazione degli istituti di pagamento in Italia è ora principalmente recepita nel Testo Unico Bancario (TUB), cui si affiancano un certo numero di regolamenti attuativi e le Istruzioni di vigilanza e altri provvedimenti emanati dalla Banca d’Italia.

Sebbene i testi sopra citati costituiscano un’ottima base per comprendere le norme alla base di queste entità, siamo di fronte senza dubbio a un complesso normativo molto corposo e suddivisa in tanti provvedimenti che può spesso apparire difficile da padroneggiare.

 

Il processo autorizzativo

Il processo autorizzativo di un istituto di pagamento, in sé lineare, è reso complesso dalla necessità di fornire alla Vigilanza informazioni dettagliate e accurate da raccogliersi in un articolato programma di attività.
Requisiti specifici sono richiesti in capo ai soci dell’istituto e in capo a coloro che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo.
Qualche semplificazione organizzativa e autorizzativa è prevista solo per gli istituti che intendano prestare i servizi di disposizione di ordini di pagamento (PIS, payment initiation services) o di informazione sui conti (AIS, account information services).

Dark Patterns: questi sconosciuti…

Cosa ne sappiamo dei dark patterns e perché il legislatore europeo ha emanato un regolamento per contrastarli?  

Secondo il considerando 67 del REGOLAMENTO (UE) 2022/2065 (Digital Services Act “DSA”), i dark patterns sono “percorsi oscuri” (e già la traduzione italiana rende l’idea dello scopo della normativa) sulle interfacce delle piattaforme online, pratiche che distorcono o compromettono in misura rilevante, intenzionalmente o di fatto, la capacità dei destinatari del servizio di compiere scelte o decisioni libere e informate. Lo scopo è convincere gli utenti, mediante un inganno, ad adottare comportamenti o decisioni indesiderate che possono avere conseguenze negative per gli stessi.  

A pensarci bene siamo tutti vittime di dark patterns, ogni volta che acquistiamo un prodotto o un servizio on-line e dobbiamo tenere alta l’attenzione per non cadere in trappole confezionate ad hoc: l’assicurazione per il volo non richiesta, il conto alla rovescia del tempo massimo per effettuare l’acquisto, il costo maggiorato di spedizione, il recesso dall’abbonamento difficilmente esercitabile, le promozioni già scadute, il call center irraggiungibile. Tutti esempi che la Commissione Europea ha classificato in uno studio del 2022 che trovate qui.

Il DSA punta l’attenzione sulla necessità di trasparenza, sulle eliminazione delle pratiche pubblicitarie scorrette e sulla progettazione delle piattaforme in linea con la normativa. Ad esempio vieta ai fornitori di piattaforme online di adottare pratiche tese a ingannare o esortare i destinatari del servizio e distorcere o limitare l’autonomia, il processo decisionale o la scelta dei destinatari del servizio attraverso la struttura, la progettazione o le funzionalità di un’interfaccia online o di una parte della stessa, ad esempio anche presentando le scelte in maniera non neutrale, attribuendo maggiore rilevanza a talune scelte attraverso componenti visive, auditive o di altro tipo nel chiedere al destinatario del servizio di prendere una decisione (art.25). 

I destinatari del Regolamento sono i fornitori di servizi internet (ISP), definiti secondo la classificazione già in uso con la Direttiva e-commerce in fornitori di servizi di mere conduit, di memorizzazione temporanea e non di informazioni. Alcuni dei quali, integrando piattaforme on line di grandi dimensioni sono già stati individuati dalla Commissione Ue in 17 operatori (Alibaba AliExpress, Amazon Store, Apple AppStore, Booking.com, Facebook, Google Play, Google Maps, Google Shopping, Instagram, LinkedIn, Pinterest, Snapchat, TikTok, Twitter, Wikipedia, YouTube, Zalando) e due motori di ricerca (Google e Bing).  

Il Regolamento, che prevede ampi poteri di indagine da parte della Commissione Europea o da una delle autorità preposte nei singoli stati membri, troverà applicazione prima tra questi operatori di grandi dimensioni i quali dovranno adeguarsi entro agosto 2023, successivamente (entro il 17 febbraio 2024) per tutti gli altri. 

Riguardo a termini e condizioni del contratto che regola i servizi è prescritto che gli ISP forniscano informazioni sulle restrizioni che impongono in relazione all’uso dei loro servizi, includendo le politiche, le procedure, le misure e gli strumenti utilizzati ai fini della moderazione dei contenuti, compresi il processo decisionale algoritmico e la verifica umana, nonché le regole del sistema di gestione dei reclami. Informazioni da fornire con un linguaggio chiaro, semplice, comprensibile, facilmente fruibile e privo di ambiguità e disponibili al pubblico in un formato facilmente accessibile e leggibile meccanicamente (in linea con le migliori pratiche sull’accessibilità dei servizi). 

Per i servizi rivolti ai minori l’ISP dovrà adeguare il contenuto informativo e lo stile spiegando in modo comprensibile le condizioni e le restrizioni che si applicano all’utilizzo del servizio. 

Il rispetto dei diritti fondamentali dei destinatari del servizio, quali la libertà di espressione, la libertà e il pluralismo dei media, e altri diritti e libertà fondamentali sanciti dalla Carta è tenuto nella massima considerazione dal legislatore Europeo. 

Gli ISP e i motori d ricerca di dimensioni molto grandi dovranno anche mettere a disposizione una sintesi concisa delle condizioni generali, di facile accesso e leggibile meccanicamente, compresi le misure correttive e i mezzi di ricorso disponibili, in un linguaggio chiaro e privo di ambiguità e pubblicare le loro condizioni generali nelle lingue ufficiali di tutti gli Stati membri in cui offrono i loro servizi. 

I destinatari del servizio (intesi sia come persone fisiche che persone giuridiche), nonché gli organismi, le organizzazioni o le associazioni rappresentative, hanno il diritto di presentare reclamo nei confronti dei fornitori presso il coordinatore dei servizi digitali dello Stato membro in cui il destinatario del servizio è situato o è stabilito, aprendo un procedimento in contraddittorio tra le parti. (Art.53) 

Le sanzioni – pesantissime – possono arrivare fino al 6% dell’ultimo fatturato annuo mondiale del fornitore.